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Visualizzazione dei post da marzo, 2022

"Salve San Giorgio, o protettore Santo! Simbolo eterno di fortezza e amor"

Un post a quattro mani, per la festa del nostro amato paesello! La Festa del Patrono di Porto San Giorgio è il 23 Aprile e coincide con uno dei momenti più belli dell’anno. Caldo ma non troppo, questa ricorrenza è sempre stata per me un momento di gioia ; le giornate piene di sole, andare alla fiera con mamma e le zie che compravano sempre qualche aggeggio miracoloso per le pulizie , li lupì e le scarpe nuove per la primavera da Ciccillo . Poi, quando me so fatta grossetta, andavo con le amiche a pasturà , e ogni volta prima di partire la solita tiritera “nascondi il portafoglio che alla fiera te lo rubba ”, e infatti un anno mi rubarono la radio dentro la macchina. Tutta la settimana di festeggiamenti è sempre stata importante, con la processione alla quale bisognava partecipare per forza, i primi concerti all’aperto, la tombolata serale in Piazza Matteotti con Gigi de lu Mungu che urlava dal balcone sopra a Novecento “ nummeruuuuuuuuuuuuuuuuu …” e i fantastici fuochi d’artificio , ...

Le “polpe di nonna ciccia”

Gli ingredienti essenziali di questa non-ricetta sono due: una figlia di 2-3 anni che ancora non sa pronunciare bene le parole e una nonna . Io non ho più né l’una, perché è cresciuta e ormai in grado di stecare bene le parole anche troppo, né l’altra perché beh... Le polpe (polpette) si compongono di circa 500 grammi di macinato misto , mi raccomando non solo manzo ma anche carne de nino se no vengono troppo stoppacciose . Senza paura, entusiaste come Cristiano Malgioglio che parla con gli uccelli nella casa del Grande Fratello, iniziamo a massaggiare la carne con olio e sale. Quando il pappone è bello morbido prendiamo a parte del pane raffermo (anche pancarrè se non avete altro ma meglio sarebbe mollica di pane) lo bagniamo nel rosso d’uovo e lo spappicchiamo come se non ci fosse un domani, ma soprattutto come se non avessimo fatto il semipermanente alle unghie appena una settimana fa.  Con sprezzo del pericolo, ricordando la grande Iva Zanicchi che si coscia in diretta ...

Meglio Issu che Io!

  Meglio Issu che io! Come dire ... per fortuna è capitato a lui e non a me! Questo modo di dire, che ripeteva spesso mio nonno, mi viene in mente ogni volta che accade qualcosa di brutto a qualcuno. Mi sembrava tanto cinico quando lo diceva, in fondo era solo sincero perché a tutti capita di pensarlo, senza nessuna cattiveria ma con la consapevolezza di quanto sia difficile affrontare alcune situazioni. E’ un atteggiamento umano . Quello che non trovo umano, anzi decisamente disumano , è il godere delle disgrazie altrui . Passi il fatto che non tutti riescono a condividere le gioie altrui, non è semplice; passi anche il fatto che quando si ottiene un risultato, che sia lavorativo o personale, c'è sempre qualcuno che ha da ridire e che, invece di condividere la gioia e lasciarsi trascinare dalla scia che crea, si mette contro e trova il pelo nell'uovo perché ........... je rode er culo, "perché tu si e io no?!". Passi tutto questo, ma godere delle disgrazie, delle ma...

Vita de m… madre!

Lu mastu da quarche parte deve penne… Da parecchiu tembu la matina me ‘rrizzo che ancora c’hajo sonno, non è che non dormo eh, dormo, le friche adè grossette ormà, non piscia e non svometa più de notte come quarche annu fa, mi marito pure issu russa mmoccò ma vasta na ‘nnazzecata e de solito se fitta, de solito. E’ che porbio so stracca de mio.  Sarà la fatiga che me adè cresciuta, l’anni che pure quilli… per carità sembro angora una jovenotta ma quaranta (sona fischia e canta) li so fatti pure io, nzomma. Sarà tutti sti mesi de penà , prima ‘rchiusi dentro casa che se mettevi lu nasu de fori te ‘mpallinava, po’ le zone colorate rosce e gialle che dopo quarche mese non capisceamo più se potevamo jì a pijà li rugni su pè la costa de Fermo oppure non poteamo passà l’Ete se no era cazzi. Sarà tutti li tiggì che contava prima li morti pe lu virusse e addè quilli pori cristi dell’Ucraina che tocca sta co lu core ghiacciatu un jornu sci e quell’atru pure. Insomma sarà mmoccò de esauri...

Per la rubrica Comfort Food: la pasta con la panna!

Questa ricetta è degna  …. del famoso pollo ai ferri di Elisabetta Canalis. Per chi non la conoscesse, consiglio vivamente di chiedere all’amico Google, altro che Benedetta nostra! La pasta con la panna è stata per anni il mio comfort food per eccellenza, me ne sono resa conto solo molto più tardi ma ogni volta che tornavo a casa alle 14.15 da Ragioneria a Fermo, col il famoso bus “treno”, dopo una giornata in cui avevo avuto un’ interrogazione complessa o un compito di matematica (il mio unico incubo scolastico, ancora oggi sogno la paura dell’interrogazione all’esame di maturità che invece si risolse con il prof che mi disse “hai capito l’errore che hai fatto?” ed io “si certo” … boh), ne sentivo già l’odorino in strada. L'ho capito esattamente alla presentazione di un libro delle Sorelle Passera, "Generi di Conforto", dove parlavano della potenza del cibo visto come atto d'amore. Era il modo che aveva mia madre di darmi ristoro e calore casalingo dopo una gio...

"Perché sono l'unica a non avere un talento?" Encanto, riflessioni ed impressioni

Non sono super forte come Luisa, né incarno la perfezione come la señorita perfetta Isabela. Mamma, perché io sono l’unica a non avere un talento?! In un colorato villaggio della Colombia si svolgono le vicende della grande e particolare famiglia MADRIGAL. Anni prima, durante la fuga da un conflitto armato, la nonna dei Madrigal perde il marito Pedro ma salva i suoi tre figli neonati Julieta, Pepa e Bruno. A causa di un miracolo la candela che teneva in mano in quel momento drammatico si illumina e crea con un atto magico (" Encanto" ) una meravigliosa “ casa vivente ” con una propria anima, così tutti i figli e nipoti di “ abuela ”, la nonna matriarca, acquisiscono nel tempo doni magici , dei talenti che li rendono speciali e molto utili alla comunità che hanno creato accanto a casita , la casa incantata. Tutti i Madrigal hanno un dono dunque, tutti, tranne la nipotina MIRABEL. Lei non ha nessun talento, non cura le ferite con i dolci come fa la mamma, non comanda pioggia e ...

Di Venere e di Marte ...

Ora che siamo partite con questa nuova avventura, qualche ragionamento si può iniziare a fare. Mesi dopo quel tardo pomeriggio, in cui io e Giulia abbiamo deciso di dar vita ad un nostro sogno e aprire un blog a quattro mani , chiacchierando di fronte al banco frigo del supermercato di vita , ideali e passioni , tra una vecchietta frettolosa che ci spingeva addosso il carrello (chissà perché c’ha sempre fretta?!) ed i nostri telefoni che squillavano perché ormai era ora di cena e noi, addette primarie alla preparazione di pasti senza possibilità di appello, eravamo ancora in giro ….. dicevamo, mesi dopo questo progetto ha preso vita, e mi sono fermata a pensare un po' a quello che è successo nel mezzo e a quello che c’è intorno. Questo blog è sbocciato durante una pandemia mondiale , mi piacerebbe dire “appena dopo” ma ho sinceramente paura che non sia così, in un mondo del web inaridito da tuttologi e sapientoni talmente inariditi e frustrati dalla vita che non perdono occasione...