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"Salve San Giorgio, o protettore Santo! Simbolo eterno di fortezza e amor"

Un post a quattro mani, per la festa del nostro amato paesello!


La Festa del Patrono di Porto San Giorgio è il 23 Aprile e coincide con uno dei momenti più belli dell’anno. Caldo ma non troppo, questa ricorrenza è sempre stata per me un momento di gioia; le giornate piene di sole, andare alla fiera con mamma e le zie che compravano sempre qualche aggeggio miracoloso per le pulizie, li lupì e le scarpe nuove per la primavera da Ciccillo.

Poi, quando me so fatta grossetta, andavo con le amiche a pasturà, e ogni volta prima di partire la solita tiritera “nascondi il portafoglio che alla fiera te lo rubba”, e infatti un anno mi rubarono la radio dentro la macchina.


Tutta la settimana di festeggiamenti è sempre stata importante, con la processione alla quale bisognava partecipare per forza, i primi concerti all’aperto, la tombolata serale in Piazza Matteotti con Gigi de lu Mungu che urlava dal balcone sopra a Novecento “nummeruuuuuuuuuuuuuuuuu…” e i fantastici fuochi d’artificio, i miei preferiti.


A mezzanotte tutti a correre in spiaggia per guardarli con il naso all’insù, chi bofonchia “quest’anno lu Comune s’ha finito li sordi, ne fa pochi”, chi critica “bah cuscì pochi? putia spenne un pò de più sssi tirchi!” e chi invece sentezia “eeeeee se invece de bbruscialli per aria facia checcò pe Cossiri che sta ancora casca non casca”



Il Sangiorgese, nell’animo, è lamentoso, ma solo per mascherare il suo amore verso “Lu fossu de la Carogna”.


Quest’anno più che mai aspetto i festeggiamenti, saranno anche danzerecci con Albertino DJ e Max Gazzè in piazza. E sarà la prima volta che il mio fidanzato vive la festa di San Giorgio da sangiorgese doc quindi devo anche un pò istruirlo sul dress code del sangiorgese nei giorni di festa: golfino sulle spalle, giubbino firmato meglio se finto, bicicletta, da adesso fino a settembre solo bicicletta.


Anzi, la bicicletta la lasciamo a casa, meglio andare con il bus gratuito che non si sa mai, ci sta li latri alla fiera


Yram

Hai dimenticato i risvoltini de li pantaloni e le Hoogan co la para,

altrimenti capiscono che è forestiero!


Ah, amica mia, quanti ricordi hai riportato alla mente. La festa del patrono ha avuto da sempre il sapore dei nuovi inizi, la primavera inoltrata portava con sé la promessa della stagione estiva che stava per ricominciare, e chi vive al mare tutto l’anno può capire di cosa parlo. Gli chalet si rimettono a nuovo, le vie cittadine si animano dopo il letargo invernale e noi “ragazze” iniziamo a scoprire le gambe ancora pelose perché dall’ultima ceretta sono passati giusto quei 5 mesi boni… Io alla Fiera andavo sempre in bici, era un rito, una liturgia che ancora ricordo con affetto. Le vie del centro erano piene di oggetti e profumi, donne che cercavano le offerte migliori smestecando nei cestoni delle bancarelle e li spiazzì che urlavano parole spesso in dialetti diversi che si perdevano nell’aria densa dell’odore de la pizza de Biccirè e de lu puju arrosto. Nonna lu comprava sempre. E pure li lupì amica, che a nonnu je piaceva tanto.


Li fochi da piccola li vedevo sopra Montecacciù spesso con la mia amichetta vicina di casa.

Erano belli. Vividi. Intensi.

Sembrava che in quei minuti il tempo fosse sospeso, noi con i nasi all’insù immaginavamo tutto fosse possibile e bello e figo come quelle luci roboanti che si infrangevano sulle nostre teste.


Da ragazzina andavo a guardarli al mare… e lì le scene erano spesso un pò diverse, una birretta di troppo (anzi a volte una sola proprio…) e qualcuno più che guardare in aria guardava dritto in basso e svometava sulla tuta nuova dell’Adidas, rigorosamente in acrilico.


La prucessiò, la messa solenne con i tre curati, (Don Enrico buonanima) il primo gelato della stagione da Remigelo (o prima la focaccetta ripiena di gelato e panna da Mundì, ma te la ricordi?!) la tombolata in piazza e le bancarelle con lo zucchero filato e le nocelle. Immagini a volte sfocate ma ancora capaci di farci bene, un balsamo per l’anima.

E Gazzè piace tanto pure a me, però chissà se lui sa cosa vuol dire “grazie a Dio so de lu Portu…”. Glielo insegneremo noi…


GiuGiù



PS: mi ricordo tutto amica, ma devo ammette che REMIGELO non me lo ricordavo proprio, forse perché c'hai un paio de mesi più de me???

Ce vedemo in piazza a ballà!

Yram


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