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"Perché sono l'unica a non avere un talento?" Encanto, riflessioni ed impressioni

Non sono super forte come Luisa, né incarno la perfezione come la señorita perfetta Isabela. Mamma, perché io sono l’unica a non avere un talento?!


In un colorato villaggio della Colombia si svolgono le vicende della grande e particolare famiglia MADRIGAL. Anni prima, durante la fuga da un conflitto armato, la nonna dei Madrigal perde il marito Pedro ma salva i suoi tre figli neonati Julieta, Pepa e Bruno.

A causa di un miracolo la candela che teneva in mano in quel momento drammatico si illumina e crea con un atto magico ("Encanto") una meravigliosa “casa vivente” con una propria anima, così tutti i figli e nipoti di “abuela”, la nonna matriarca, acquisiscono nel tempo doni magici, dei talenti che li rendono speciali e molto utili alla comunità che hanno creato accanto a casita, la casa incantata.

Tutti i Madrigal hanno un dono dunque, tutti, tranne la nipotina MIRABEL. Lei non ha nessun talento, non cura le ferite con i dolci come fa la mamma, non comanda pioggia e sole come la zia, non ha una forza sovrumana come la sorella Luisa e non ha la bellezza floreale e perfetta dell’altra sorella Isabela.

Mirabel èimperfetta. Incompiuta. Diversa.

Encanto, Mirabel

Tutto il film è imperniato sulla ricerca che Mirabel compie per salvare la casita e la famiglia intera dal rischio che l’incanto si spezzi, senza che nessuno la aiuti nell’impresa, anzi potremmo dire che nessuno vede il problema tranne lei.

Si chiede, cantando le melodie scritte dal grande Lin-Manuel Miranda, perché a lei sia toccata quella sorte e se la sua stessa presenza nella famiglia possa essere causa di quella situazione dolorosa ed incomprensibile.

Si addossa, come tutti noi facciamo quando ci sentiamo in difetto, una colpa che non ha.

E qui sta la potenza di questo film animato, nel restituirci l’immagine di una giovane donna che non è in conflitto con il proprio destino, certo lo subisce ma non fugge, non indietreggia di fronte all’insicurezza e alla paura, di fronte a quella insopportabile paura di non essere abbastanza.

Anche nei momenti più bui arriva la luce, quando meno te l'aspetti!

E’ questo che si ripete la protagonista, contro ogni evidenza si auto riconosce il posto che le spetta: lei salverà la magia, non sa come né perché proprio lei ma sa che deve seguire quello che l’istinto e i richiami della casita le indicano. Lei è la prescelta, in uno modo confuso, quasi ironico ed improbabile proprio lei sarà la chiave di volta. Forse perché non è sicura di se stessa e del suo posto nel mondo, da questa apparente insicurezza nasce il desiderio di riscatto e la voglia di mettersi in gioco, per coloro che ama. Lei non si è abituata ad essere una privilegiata, lei non ha talenti, per questo motivo è libera dalle pressioni e dai condizionamenti e può fare ciò che agli altri non è concesso: sfidare i propri limiti, fallire se necessario ma provarci, senza se e senza ma. 

Ovviamente ho pianto sommessamente (ero pur sempre in un cinema pieno di personcine che superavano di poco il metro di altezza…) come solo una quarantenne cresciuta con il Re Leone o Bambi è abituata a fare ma ho pianto, questa volta, con una consapevolezza nuova: anche io sono imperfetta, non sempre i miei talenti aiutano i miei cari e spesso non aiutano neanche me, ho paura di fallire e non so ancora bene quale sia il mio posto nel mondo ma so che ho una missione. La casita, che è la mia stessa vita, mi parla attraverso indicazioni e segni, sta a me seguirli. Anche io non ho la super forza di Luisa e di certo non ho la grazia e la bellezza di Isabela, anche io sono rotta e incompiuta come Mirabel, ma voglio avere la sua forza, la sua fiducia e la capacità di guardare oltre ciò che non ho puntando tutto su ciò che ho, senza se e senza ma, certa che ci sarà anche per me un encanto pensato da qualcosa (Qualcuno…) che mi ama.

Senza se e senza ma.  Deve esserci. No?


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