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Di Venere e di Marte ...

Ora che siamo partite con questa nuova avventura, qualche ragionamento si può iniziare a fare.


Mesi dopo quel tardo pomeriggio, in cui io e Giulia abbiamo deciso di dar vita ad un nostro sogno e aprire un blog a quattro mani, chiacchierando di fronte al banco frigo del supermercato di vita, ideali e passioni, tra una vecchietta frettolosa che ci spingeva addosso il carrello (chissà perché c’ha sempre fretta?!) ed i nostri telefoni che squillavano perché ormai era ora di cena e noi, addette primarie alla preparazione di pasti senza possibilità di appello, eravamo ancora in giro ….. dicevamo, mesi dopo questo progetto ha preso vita, e mi sono fermata a pensare un po' a quello che è successo nel mezzo e a quello che c’è intorno.


Questo blog è sbocciato durante una pandemia mondiale, mi piacerebbe dire “appena dopo” ma ho sinceramente paura che non sia così, in un mondo del web inaridito da tuttologi e sapientoni talmente inariditi e frustrati dalla vita che non perdono occasione per offendere, insultare e sputare sentenze; un mondo che sta assistendo ad una guerra in Europa, che solo a scriverlo fa paura; ma sopra ad ogni cosa, 


questo blog è stato pubblicato …. di VENERDI’!


Di Venere e di Marte non si viene e non si parte, e non si da principio all’arte!



Quante volte ho sentito queste parole dette da mio padre e da mia madre, forse anche da mio nonno? Avessi un euro per ogni volta che mi sono state dette, probabilmente ora sarei ricca sfondata.


A tal proposito, mi sorgono due riflessioni, perdonatemi ma è così.


La prima è, ma che urgenza c’era di metterlo online, mesi dopo quell’incontro rivelatorio all’Eurospin? Senza filosofeggiare troppo, ho ben presente tutti i giorni che la vita è super preziosa e che bisogna fare ciò che ci rende felici, ma ogni tanto la routine manda fuori rotta anche a me e, purtroppo, sono sempre gli eventi tragici a ricordarmelo se me ne dimentico per un attimo.

E quindi mi son detta, perché aspettare di aver deciso tutto, di aver trovato la grafica giusta, di aver un programma e soprattutto di aver tempo per parlarne a quattr’occhi con le altre due mani di questo blog? Nessun motivo, e quindi si va.


La seconda riflessione è questa: è giusto trasferire le proprie fobie ai figli o comunque agli altri? E soprattutto, quanto impegno ci vuole per non farlo? Ricordo che mamma diceva anche che di venerdì non si può ridere ma non ricordo più il perché, chissà qual è il motivo alla base di questo vecchio detto.


E comunque … ma pò esse che volemo fa tanto le emancipate e poi facemo quello che dice vabbu e mamma anche a quarant’anni?


Yram


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