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Vita de m… madre!



Lu mastu da quarche parte deve penne…


Da parecchiu tembu la matina me ‘rrizzo che ancora c’hajo sonno, non è che non dormo eh, dormo, le friche adè grossette ormà, non piscia e non svometa più de notte come quarche annu fa, mi marito pure issu russa mmoccò ma vasta na ‘nnazzecata e de solito se fitta, de solito. E’ che porbio so stracca de mio. 



Sarà la fatiga che me adè cresciuta, l’anni che pure quilli… per carità sembro angora una jovenotta ma quaranta (sona fischia e canta) li so fatti pure io, nzomma. Sarà tutti sti mesi de penà, prima ‘rchiusi dentro casa che se mettevi lu nasu de fori te ‘mpallinava, po’ le zone colorate rosce e gialle che dopo quarche mese non capisceamo più se potevamo jì a pijà li rugni su pè la costa de Fermo oppure non poteamo passà l’Ete se no era cazzi. Sarà tutti li tiggì che contava prima li morti pe lu virusse e addè quilli pori cristi dell’Ucraina che tocca sta co lu core ghiacciatu un jornu sci e quell’atru pure.




Insomma sarà mmoccò de esaurimendu ma io so sembre stracca. Le friche la matina vole che je faccio la treccia e me vene tutta storta che pare la coda de un gattu puzzu, po’ pretenne che je ‘rsento li compiti e che le porto a sport: una fa piscina e co tutto lo callo e l’umidità loco dentro scappo che paro un ricciu ‘ncazzatu de quilli che te traversa all’impruviso e te ce manna pure affanculo. Quell’atra fa calcio. Cioè. Calcio. Che le jastime se spreca e non capisci se a dille adè lu padre che guarda da la rete come un cucciulu de rotvaile o lu fricu che joca. Spesso tutti e ddue. 




Io ce provo a fa tutto: fatiga, cucina, lava, stira (poco), pulisci, ‘rlava e ‘rlavate, tirete su che alla fine si ancora un donnetta piacente, no? Ma non è che adè mmoccò troppo tutto assemo? Non è che me pare de ‘rrialle tutte e quand’è la fine ce ‘rmango ‘ngulata? 

Nonna dicia sembre “lu mastu da quarche parte deve penne” (il bastone alle cui estremità sono posti due pesi non starà mai in perfetto equilibrio…) pe dì che l’equilibriu perfettu che tanto jemo cerchenne oggi come oggi non ‘rria mai, e me sa che c’avia raggiò, speremo de penne da la parte bona e che lu Padreterno ce mettesse na bella pezza. Bella, bella grossa… 


GiuGiù

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