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Le “polpe di nonna ciccia”

Gli ingredienti essenziali di questa non-ricetta sono due: una figlia di 2-3 anni che ancora non sa pronunciare bene le parole e una nonna. Io non ho più né l’una, perché è cresciuta e ormai in grado di stecare bene le parole anche troppo, né l’altra perché beh...

Le polpe (polpette) si compongono di circa 500 grammi di macinato misto, mi raccomando non solo manzo ma anche carne de nino se no vengono troppo stoppacciose. Senza paura, entusiaste come Cristiano Malgioglio che parla con gli uccelli nella casa del Grande Fratello, iniziamo a massaggiare la carne con olio e sale.



Quando il pappone è bello morbido prendiamo a parte del pane raffermo (anche pancarrè se non avete altro ma meglio sarebbe mollica di pane) lo bagniamo nel rosso d’uovo e lo spappicchiamo come se non ci fosse un domani, ma soprattutto come se non avessimo fatto il semipermanente alle unghie appena una settimana fa. 

Con sprezzo del pericolo, ricordando la grande Iva Zanicchi che si coscia in diretta negli studi di “Carramba che fortuna”, uniamo il composto alla carne già ammorbidita, completiamo con una mano di grana grattugiato fresco, azzecchiamo il tutto con movimenti lenti ma decisi come quando ci massaggiamo le gambe a fine giornata sperando che sia ritenzione idrica accumulata mentre invece è solo ciccia. 




A questo punto componiamo delle palline, rotolandole con movimenti sferici di entrambe le mani creando una perfetta palla da ping pong (se e solo se il composto è poco morbido aggiungiamo una stilla di latte – no burro, no panna no no no) oliamo poi la pentola aggiungendo del soffritto (fresco pure questo, non quelle zozzate che si comprano già pronte al reparto surgelati dell’Eurospin!) facciamo rosolare sfumando con un poco di vino bianco e aggiungiamo passata di pomodoro. Io uso quella di casa fatta da mia suocera santa subito. A fine cottura una prodiga battuta di prezzemolo, una pepata (sframicatura di pepe nero in grani), e le polpe sono pronte. 

A dire il vero non so se nonna le faceva esattamente così, so solo che le sue erano perfette.

Buone, tenere e piene d’amore.

Mi mancano le sue polpe, mi manca tutto di lei.

Mi sa che prendo il resto del vino con cui le ho sfumate e ci annego dentro qualche lacrima… buona cena.


GiuGiù


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