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Tempo, non ho tempo

"Alice: Per quanto tempo è per sempre?

Bianconiglio: A volte, solo un secondo."

Non ho tempo per pettinarmi i capelli la mattina, li lascio legati in una crocchia informe che tengo in testa dalle sei alle dieci di sera e sciolgo solo per andare a dormire. 

Non ho tempo per leggere, non leggo un libro dall’inizio alla fine da anni, leggere è una delle cose più fighe che ci siano concesse in questa vita e io ho letto come una pazza per i primi trent’anni ma ad un certo punto sono stata inghiottita da un vortice di impegni e doveri che aprire un romanzo non rientra più tra le priorità (Gabo, perdoname!).

Non ho tempo per vedere le amiche quanto vorrei e benedico i social solo perché mi permettono di tenermi in contatto con loro ogni giorno, anche se poi programmare un semplice aperitivo diventa complicato come organizzare una réunion delle Spice Girls.

Mi piace la mia vita, l’ho scelta e ringrazio per quello che ho, tutti i giorni. Ma avrei un disperato bisogno di tempo. Altro. Tempo.

Tempo per dormire senza l’incombenza della sveglia sempre programmata, tempo per sognare, tempo per risvegli lenti che sanno di caffè come quelli che mi faceva nonna, tempo per guardare spettacoli, per organizzarne, per parlare di poesia e vedere mostre, tempo per cucinare, tempo per mangiare con le persone a cui voglio bene, tempo per mettermi la maschera e stendere la crema antirughe che mi farà comunque venire le rughe perché la compro all’Eurospin ma la sola illusione mi fa bene. E mantiene la pelle giovane, no?


I ritmi di questa vita non sono fatti per vivere. Sopravvivere forse. Specialmente per noi donne. Alla faccia della tanto agognata parità, checché ne dicano le femministe, bontà loro.



Ho bisogno di ritmi lenti, giornate pigre, giorni senza macchina in cui spostarmi solo a piedi, passeggiate di mare invernale e aria salata, ore di risate, abbracci e chiacchiere. Tante  chiacchiere di quelle inutili superflue e proprio per questo necessarie e vitali.

Avrei bisogno di più vita in questa vita.

Mi sveglio alle sei e dieci e non mi fermo quasi mai fino alle 23 circa. Con la crocchia in testa e la pelle secca, con i vestiti male abbinati e l’occhio sempre all’orologio del cellulare, con le occhiaie e la testa pesante.

Ringrazio per questa stanchezza perché l’ho voluta e cercata, è fatta di volti, sorrisi, urla, lacrime, baci, tensioni, parole, silenzi, applausi, giudizi, assenze, unghie mangiucchiate, sigarette spente male e calici di rosso alle sette di sera quando sembra che non ce la fai più ma poi ce la fai comunque (anche grazie al rosso…).

Ma a volte pesa. Comprime l’aria nel petto. Indebolisce. Affatica.

Avrei bisogno di un po’ di tempo in più per rendere questa pesante benedetta quotidianità più leggera.

Forse avrei solo bisogno di rinascere uomo… chissà…

GiuGiù

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