Il giovedì sera ultimamente compio un salto temporale di circa 25 anni. Divento una viaggiatrice del tempo, purtroppo non come Claire in Outlander che è costretta a sposare nel passato quel fregno di Jamie Fraser…
La mia location non è la brulla e romantica Scozia settecentesca ma una più prosaica gita sul viale dei ricordi a Lungomare sud di Porto San Giorgio. Si, appena metto piede alle GIOSTRE de lu Portu inizio a rivedere la me quindicenne che trascorreva lì tutte le sere di tutta l’estate. TUTTE le sere. Da Giugno ad Agosto. TUTTE.
Mi rivedo con la pancia scoperta (e soprattutto senza pancia!) correre tra gli autoscontri e il Dragone con ai piedi i sabot e le caviglie piene di braccialetti e ciucci colorati, rivedo tutte le mie amiche e rivedo per filo e per segno le frangette piastrate, i Levis 501, i top, le Superga e le biciclette buttate a terra perché chiuderle, a quei tempi, era quasi inutile.
Allora era diverso. Noi non avevamo bisogno di bere per sballarci, eravamo già sballate di nostro, forse, ma eravamo sane, pulite, vere. Al massimo procedevamo a picchi glicemici tra una granita e uno zucchero filato.
Forse sulle giostre vere e proprie neanche ci salivamo, ce ne stavamo lì ad ascoltare Please don’t go o This is the Rhythm of the Night cercando di conquistare uno sguardo da parte delle nostre cotte, quelle che oggi si chiamano CRUSH, prima si chiamavano cotte. Vintage eh!?Ma la cosa più inquietante, ogni giovedì, è uscire da questa agrodolce e nostalgica trance e guardarmi intorno per davvero.
Dove sono finita?!? Chi sono questi ragazzi con i pantaloni sbracati che sembra siano stati appena presi a morsi da un branco di furetti incazzati? E queste ragazzine, tutte vestite uguali che non si distinguono l’una dall’altra, tutte con gli shorts di jeans che lambiscono le chiappe del culo ma non per finta eh, le chiappette si vedono proprio, sono lì a fare bella mostra di sé come a dire: embè, che c’è, siamo nel 2022 e le ragazze vanno in giro col culo di fuori, non ti sta bene, vecchia?!
Non riconosco la musica, la Trap, le rime sbiascicate, le bottiglie di birra buttate a terra, le bestemmie che aleggiano come fossero freschi aliti di vento ma poi ma che cazzo vi bestemmiate scusate ma non ce l’avete i genitori?! Ah, i genitori si. Vedo anche loro e li riconosco. Sono spesso gli stessi che stavano con me 25 anni fa con la pancia scoperta, i body colorati, il profumo Chloè e gli anfibi anche d’estate che ora vagano con gli sguardi un po’ stanchi dietro a piccoli gnomi che urlano pretendendo di andare sul salta salta! E lo vedo come a loro saltano ormai solo i nervi. Perché fa lo stesso effetto anche a me…
L’unica cosa che resta uguale nel tempo, identica a se stessa, unica certezza coriacea della vita è che dopo 25 anni, nello stesso posto, con la stessa carica di sempre ci troverai immancabilmente una canzone di JOVANOTTI. L’immarcescibile, incorruttibile, eterno adolescente in andropausa Lorenzo Cherubini. Cosa resterà di quegli anni Novanta? Beh… almeno lui!
GiuGiù
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