Passa ai contenuti principali

Avere quarant'anni è difficile, e invece essere adolescenti?

Mi sono ritagliata del tempo per vedere una piccola serie su Netflix, perché un paio di amici me l'hanno consigliata con le parole giuste, descrivendola come "dolce, breve, ti lascia una sensazione bellissima addosso".

La serie è "Heartstopper", 8 episodi di circa una mezz'ora ognuno, che scorrono leggeri leggeri.


Il fil rouge della serie è l'adolescenza, tra amicizie, identità di genere, scuola, sport e bullismo.

La storia gira intorno ai due protagonisti, due ragazzi di liceo che si trovano a vivere un'amicizia bellissima e gioiosa ma difficile da definire, tra un batticuore inaspettato e amici omofobi.

Senza raccontare nulla di compromettente (non sopporto la parola "spoilerare", sono sempre anglofila ma almeno i verbi stranieri cerchiamo di non declinarli in italiano con la desinenza "are ere ire l'h va a dormire!") questa mini serie è proprio come me l'avevano descritta: dolcissima, affronta temi importanti con leggerezza e profondità, e ti lascia una sensazione di bellezza incredibile.

Magari qualcuno che mi legge ha già figli adolescenti, e vive questi traumi attraverso i loro occhi e le loro paure. 

E invece io, che sono felicemente in ritardo su tutto nella famosa tabella di marcia che detta "quello che una donna deve fare entro e non oltre gli anta", ho ripensato alla mia adolescenza.

Ci ritroviamo spesso a chiacchierare con gli amici di quando eravamo ggggiovani, ricordando serate memorabili, pensando a quanto era bello e semplice vivere senza responsabilità, dover pensare solo alla scuola e a tenere in ordine la propria camera.

Schiacciati dai doveri, dal lavoro, dai sensi di colpa di vario genere più varie ed eventuali che non mancano mai, ci siamo dimenticati di quanto sia difficile essere adolescenti!

Mi è rimasta impressa nella mente una frase del protagonista, che ad un certo punto si confida e dice "io non so più chi sono" (lacrimuccia d'ordinanza, empatia fuori luogo).

Questa serie mi ha fatto pensare ad una serie di cose che abbiamo affrontato tutti in adolescenza, piccoli e grandi traumi che sembravano insormontabili:

- scoprire la propria sessualità, senza capirci nulla

- i divanetti dello Zen, dove tutti si avvinghiavano tratte te (nello specifico, io)

- i genitori che non capivano perché amare Robbie Williams era così doloroso e necessario

- la scuola, l'importanza di non stare al primo banco

- l'estate, andare al mare con i mille complessi sul proprio fisico

- gli amici, i litigi furiosi perché "tu l'hai guardato, lui ti ha guardata, ma ti avevo detto che era mio!"

E mi fermo, perché non ci voglio pensare, ho sempre quei venti diari che mi guardano dalla libreria dai quali, se solo volessi, potrei attingere a mille aneddoti e potremmo andare avanti per anni tra paturnie e pensieri a dir poco aulici.

Ma non c'ho tempo, c'ho da fà, devo produrre non posso sta ecco tutto il giorno a cazzeggià (se qualcuno volesse pagarmi per farlo, si palesi pure!).

Tutta sta prosopopea per dire questo:

Avere quarant'anni è tosta, una sfida continua, ma chi vorrebbe tornare al periodo dell'adolescenza?

Io, ad oggi, non credo.

Yram80

Commenti

Post popolari in questo blog

Bigodini e caffè

E' incredibile come a volte tornano in mente immagini del passato , la memoria ha dei cassetti infiniti che vengono aperti in mille momenti della giornata, ad aver il tempo di aprirli tutti chissà quante cose scopriremmo! Qualche giorno fa s tavo riguardando le foto sul cellulare e ho trovato questa mia bellissima foto, proprio un momento top indimenticabile di bellezza ai limiti della legalità . Per vanità e anche senso del pudore e della decenza, ho messo affianco la foto del risultato finale dell'acconciatura ... come a dire " chi bella volè comparì gran dolore deve patì " ( eccheduemila palle, sta storia che bisogna commatte e soffrì per godere deve finireeeeeee!!). Riguardando questa foto con i bigodini e la retina, mi è venuto in mente un ricordo bellissimo d'infanzia: l' appuntamento settimanale di mia mamma e le sue amiche del vicinato per mettersi reciprocamente i bigodini ! Si ritrovavano ogni settimana, a turno ogni volta a casa di una di lor...

"Perché sono l'unica a non avere un talento?" Encanto, riflessioni ed impressioni

Non sono super forte come Luisa, né incarno la perfezione come la señorita perfetta Isabela. Mamma, perché io sono l’unica a non avere un talento?! In un colorato villaggio della Colombia si svolgono le vicende della grande e particolare famiglia MADRIGAL. Anni prima, durante la fuga da un conflitto armato, la nonna dei Madrigal perde il marito Pedro ma salva i suoi tre figli neonati Julieta, Pepa e Bruno. A causa di un miracolo la candela che teneva in mano in quel momento drammatico si illumina e crea con un atto magico (" Encanto" ) una meravigliosa “ casa vivente ” con una propria anima, così tutti i figli e nipoti di “ abuela ”, la nonna matriarca, acquisiscono nel tempo doni magici , dei talenti che li rendono speciali e molto utili alla comunità che hanno creato accanto a casita , la casa incantata. Tutti i Madrigal hanno un dono dunque, tutti, tranne la nipotina MIRABEL. Lei non ha nessun talento, non cura le ferite con i dolci come fa la mamma, non comanda pioggia e ...

Le mie tre P della lettura

Leggere Leggere Leggere, che passione e che privilegio ! Quando ho letto l'ultimo post scritto dalla mia socia di Giulia sulla mancanza di tempo (se lo hai perso, clicca qui e recupera subito!) mi è rimasto molto impresso il fatto che non riesce più a leggere un libro dall'inizio alla fine, da tanti anni. Lo capisco perfettamente, per tre motivi che vorrei definire le tre P della lettura : passione ,  privilegio e pigrizia . Ma andiamo per ordine, che sennò si fa confusione. Intanto una cosa fondamentale: l' amore per la lettura " uno non se lo può dare", un pò come il coraggio  (famosissima cit.) ma quando ce l'hai, ti accompagna per tutta la vita. Mi ricordo che leggevo Topolino sotto le coperte con una torcia da piccolina, perché mamma mi diceva che la sera dovevo far riposare gli occhietti, rimboccandomi le coperte e facendomi sentire all'interno di un bozzolo gigante d'amore (quanto amavo quel gesto, e quanto mi manca lei). Ero sempre alla ri...