Passa ai contenuti principali

Retro - Scena

Descrivere quello che si prova dietro le quinte di un palcoscenico è complesso.

Il Teatro è una scatola magica in cui accadono cose meravigliose, la finzione diventa realtà e la capacità degli artisti di trasportarci in luoghi onirici e incantati trasforma parole, note, movimenti in storie affascinanti ed ipnotiche. 

Entrare in Teatro dalla porta di servizio vuol dire essere assaliti dal primo e più tipico odore che in esso si respira: un odore di muffa mista a polvere. Si, so che immaginavate dicessi odore di violette e rose mammole ma no. L’odore principe è proprio quello di un posto chiuso, polveroso, che risente delle ingiurie del tempo. Le pareti, le tavole di legno, i tessuti rossi e vellutati emanano questo strano odore. Strano ma riconoscibilissimo. 


Le persone, dietro le quinte tenute insieme da grosse pinze di metallo a separare la scena dal retro-scena, si comportano sempre in maniera un po’ bizzarra

La tensione ci abita e l’ansia da prestazione è sempre in agguato quindi si cerca spesso di stemperarla facendo i coglioni.

Non saprei che altro termine utilizzare in effetti. Siamo tesi per cui ridiamo, spesso senza motivo, facciamo battute idiote e diciamo tante parolacce. Tante che ti riguardi il microfono decine di volte per vedere se è acceso perché hai sempre paura che qualcosa delle castronerie che dici possa essere amplificata ed entrare nelle orecchie del pubblico.

Il pubblico, ah il pubblico. Sentirlo entrare alla spicciolata come in una processione antica e sempre nuova è un’emozione indescrivibile. Le persone prendono posto, in platea e nei palchetti, come una marea che lentamente occupa lo spazio in maniera rumorosa ma sorda, come una sorta di sciabordio di onde, in una liturgia che è uguale a se stessa da centinaia di anni.

Un altro odore che si respira lì dietro, è quello di sudore misto a trucco. Anche questo è difficile da spiegare… gli artisti prima di entrare in scena tendono a sudare…  E si suda di brutto. E si puzza. E spesso questo odore si mescola ai profumi o, meglio ancora, al profumo del trucco chi si indossa. I trucchi odorano. I costumi odorano. Gli artisti “pure”. Quello che non ha odore è la paura. Non ha odore ma si respira benissimo. Tutti gli artisti hanno paura di salire sul palco, altrimenti non ci salirebbero nemmeno. La paura ti spinge oltre tuoi stessi limiti, ti da energia e adrenalina, è come una mano invisibile e potente che ti butta su quel palco sotto le luci e ti costringe a realizzare la magia, a partecipare alla sua creazione.

Senza paura non esiste performance.

Senza sudore non esiste incantesimo. 

Iniziamo tra 15 minuti. Iniziamo tra 5 minuti. Si abbassano le luci di sala, si apre il sipario: entri. E scompari. Giulia scompare per lasciare il posto ad un’altra persona. Migliore? Peggiore? Non importa. Capace, talentuosa, inetta? Non saprei. E’ questo il gioco, antico e sempre nuovo: correre il rischio, abbracciare la paura, accettare la sfida.

Merda, Merda, Merda…

GiuGiù




Commenti

Post popolari in questo blog

Bigodini e caffè

E' incredibile come a volte tornano in mente immagini del passato , la memoria ha dei cassetti infiniti che vengono aperti in mille momenti della giornata, ad aver il tempo di aprirli tutti chissà quante cose scopriremmo! Qualche giorno fa s tavo riguardando le foto sul cellulare e ho trovato questa mia bellissima foto, proprio un momento top indimenticabile di bellezza ai limiti della legalità . Per vanità e anche senso del pudore e della decenza, ho messo affianco la foto del risultato finale dell'acconciatura ... come a dire " chi bella volè comparì gran dolore deve patì " ( eccheduemila palle, sta storia che bisogna commatte e soffrì per godere deve finireeeeeee!!). Riguardando questa foto con i bigodini e la retina, mi è venuto in mente un ricordo bellissimo d'infanzia: l' appuntamento settimanale di mia mamma e le sue amiche del vicinato per mettersi reciprocamente i bigodini ! Si ritrovavano ogni settimana, a turno ogni volta a casa di una di lor...

"Perché sono l'unica a non avere un talento?" Encanto, riflessioni ed impressioni

Non sono super forte come Luisa, né incarno la perfezione come la señorita perfetta Isabela. Mamma, perché io sono l’unica a non avere un talento?! In un colorato villaggio della Colombia si svolgono le vicende della grande e particolare famiglia MADRIGAL. Anni prima, durante la fuga da un conflitto armato, la nonna dei Madrigal perde il marito Pedro ma salva i suoi tre figli neonati Julieta, Pepa e Bruno. A causa di un miracolo la candela che teneva in mano in quel momento drammatico si illumina e crea con un atto magico (" Encanto" ) una meravigliosa “ casa vivente ” con una propria anima, così tutti i figli e nipoti di “ abuela ”, la nonna matriarca, acquisiscono nel tempo doni magici , dei talenti che li rendono speciali e molto utili alla comunità che hanno creato accanto a casita , la casa incantata. Tutti i Madrigal hanno un dono dunque, tutti, tranne la nipotina MIRABEL. Lei non ha nessun talento, non cura le ferite con i dolci come fa la mamma, non comanda pioggia e ...

Le mie tre P della lettura

Leggere Leggere Leggere, che passione e che privilegio ! Quando ho letto l'ultimo post scritto dalla mia socia di Giulia sulla mancanza di tempo (se lo hai perso, clicca qui e recupera subito!) mi è rimasto molto impresso il fatto che non riesce più a leggere un libro dall'inizio alla fine, da tanti anni. Lo capisco perfettamente, per tre motivi che vorrei definire le tre P della lettura : passione ,  privilegio e pigrizia . Ma andiamo per ordine, che sennò si fa confusione. Intanto una cosa fondamentale: l' amore per la lettura " uno non se lo può dare", un pò come il coraggio  (famosissima cit.) ma quando ce l'hai, ti accompagna per tutta la vita. Mi ricordo che leggevo Topolino sotto le coperte con una torcia da piccolina, perché mamma mi diceva che la sera dovevo far riposare gli occhietti, rimboccandomi le coperte e facendomi sentire all'interno di un bozzolo gigante d'amore (quanto amavo quel gesto, e quanto mi manca lei). Ero sempre alla ri...