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La scatola dei fili e dei ricordi

Ormai sono quasi due anni (due anni? che? cosa? io boh!) che io ed il mio fidanzato conviviamo.

Per i fidanzatini tardivi, o tardoni, come noi due, è una bella scommessa diventare una coppia perché ci si trova di fronte ad una persona con il suo modo di pensare, con il suo trascorso, con un bagaglio di esperienze che se da un lato arricchiscono, dall'altra pesano anche. 

Ma l'amore si sa, vola sopra ogni cosa.

Mi dicevano "quando meno te lo aspetti", e così è stato.

Mi dicevano "capirai quando è quello giusto", e così è stato (incrociamo le dita!)

Mi dicevano "beatu chi te sse pija", e infatti è proprio un ragazzo fortunato, molto (cit)!

Ma nessuno, nessuno mi aveva mai detto che avremmo passato due anni a buttare cose, su cose, su cose!


Fermati un attimo, e pensa.

Pensa a tutte le vecchie lenzuola che tieni da parte per farci gli stracci ... ma poi usi Swiffer quindi che te ne fai? 

Pensa alle magliette logore che tieni per stare in casa .... perché in casa devo sta ridotta in condizioni pietose?

Pensa alle scarpe che non metti mai ma che tieni perché ... eh dimme mpò perché? 

Pensa alle tovaglie di Natale, alle tovagliette ricamate, a li sparrò, ai tovaglioli de stoffa ... ma sono anni che usi Scottex Casa che te ne fai dei tovaglioli? Siamo pur sempre in un'epoca pandemica, suvvia.

In tutto questo buttare, intriso di ricordi che pesano come macigni, nello sfoderare con aria di sfida la tessera della monnezza sangiorgese, nell'effetto catartico che da il gesto di gettare via oggetti che sono ricordi ma che rimarranno impressi in ogni caso, senza distruggere armadi ... dicevo, in tutto questo, ho ritrovato la vecchia borsa di scuola di mia madre.

Una scatola di legno con una maniglia, grande come due palmi di mano, che lei portava quando partiva da casa a Sallupijo per andare a scuola.

Negli anni quella scatola ha fatto mille giri, e per diverso tempo è stata lì a prendere la polvere, sempre ricordando quella bambina bionda dagli occhi azzurri che amava andare a scuola ma ahimè aveva dovuto lasciarla, perché era più importante trapuntà le scarpe e guadagnà li sordi per la famiglia.

Ho aperto la sua strana borsa, ci ho riposto i miei strumenti da cucito, con i quali più che altro rammendo malamente calzini bucati e bottoni persi, e l'ho chiusa, pensando che a lei avrebbe fatto piacere.

Oppure che a lei fa piacere, chissà

Yram


 

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